


Se al posto delle famosissime
strisce bianche di Abbey Road, i Beatles avessero scelto quelle di Catanzaro
per la loro storica copertina dell'omonimo album, eh bè, allora avrebbero avuto
più di qualche problema. Il povero Paul (l'unico a piedi nudi)avrebbe finalmente dato concretezza alle leggende sulla sua morte per via dei sassi,
della polvere e dell'incuria delle strade catanzaresi, mentre il geniale autore
della fotografia si sarebbe dovuto improvvisare anche imbianchino, viste le
strisce bicolore della città sui tre colli. Il bianco nuovo e splendente dei nuovi
interventi di manutenzione si sposa con il grigio sbiadito dell'asfalto,
consumato e rattoppato qua e la, tutti insieme appassionatamente per un'atipica
segnalazione stradale. Siamo una città "on the road" o se preferite
"ammenzu na strata", come dice il grande Enzo Colacino che da anni ha avvertito e denunciato ( a suo
modo) il problema. Ma cosa vuoi che sia qualche striscia pedonale sbiadita? E
le strade asfaltate solo a metà sono sempre meglio di una mulattiera
impolverata e pericolosa per i passanti. Sempre a parlar male della tua città.
Già immagino i pensieri di qualcuno nel leggere questo post. Eppure, anche da
una striscia dipinta male credo si possano cogliere preziosi elementi su come
siano effettuati i lavori di manutenzione nel capoluogo di regione. La prima
riflessione riguarda i limiti del privato che, una volta ottenuto l'incarico,
si attiene scrupolosamente e legittimamente al suo capitolato occupandosi del
proprio fazzoletto di strada, dipingendo addirittura solo alcune delle strisce
pedonali interessate con buona pace delle altre. La seconda riguarda l'evidente
inefficienza del pubblico (incarnato in questo caso dal Comune) che non riesce a controllare e assicurare un
certo standard nella qualità dei lavori appaltati, preoccupandosi più
dell'esatto posizionamento delle strisce blu (dei parcheggi a pagamento),
quelle si ben visibili e splendenti, piuttosto che dell'incolumità dei pedoni.
Il terzo spunto riguarda ovviamente la politica che, alternandosi di colore
nelle varie amministrazioni comunali, ha fretta di comparire, di mostrare il
suo tempestivo intervento dando una spruzzatina di asfalto qua e la, così come
fanno i cani per marcare il proprio territorio. Se il catrame non basta si
provvede allora ad una sua razionalizzazione, nell'intento di coprire (non ha importanza come) quanti
più quartieri possibili e dare così ai propri residenti la parvenza di un
qualche interessamento. Ma c'è un'altra ragione che va oltre la logica del più
bieco tornaconto elettorale per confluire in quello più robusto dell'interesse
economico. Ed è proprio con quest'ultimo termine, adottato al femmile, che le
amministrazioni comunali procedono sovente nell'assegnazione dei lavori. Fate
attenzione alle parole, perchè i famosi lavori in economia o a carattere di
urgenza disposti dalle pubbliche amministrazioni potrebbero dare l'impressione
di un qualche risparmio per i cittadini e di interventi improcrastinabili a
vantaggio della collettività. Questo è vero solo in parte e nemmeno in tutti i
casi. La cosa che non tutti sanno è che tali interventi sono
effettuati in deroga alle norme sull'evidenza pubblica, si, insomma, un modo rapido per
aggirare le lunghe e noiose procedure degli appalti, che se adottate con
criterio garantirebbero trasparenza ed efficienza. Sarà,invece, il politico,
attraverso la sua longa manus, ad assegnare con la formula del
"cottimo" fiduciario, i lavori di estrema urgenza alla ditta che più
gli aggrada. E più l'urgenza dura e più i lavori andranno avanti o, magari,
saranno procrastinati o riassegnati sine die. Sempre lo stesso politico, nelle vesti di
amministratore comunale, non avrà nessun interesse nel controllare il buon
andamento dei lavori, né tantomeno valuterà l'eventualità di assegnarli ad
altri, visto il suo rapporto di "fiducia" con la ditta esecutrice. Ed
allora ecco spiegato l'arcano dei lavori in economia: si spacchetta la somma complessiva
prevista per le spese in modo tale da non superare la soglia che impone
l'obbligatorietà degli appalti. In un sol colpo si creeranno nuove o vecchie
ditte schiave e assoggettate al volere della politica che, a loro volta, non
avranno alcun interesse a cambiare continuamente i propri interlocutori. Una
fidelizzazione dei rapporti che rende l'uno dipendente dall'altro, con favori
personali e clientelismi facili ad aprire la pericolosa e probabile breccia delle mazzette. A farne le spese,
ovviamente, non sono solo le ditte che non riescono ad introdursi in questo
sistema gelatinoso, ma l'intera città spogliata costantemente di quel minimo di
progettualità e programmazione necessarie per garantire uno straccio di
sviluppo e decoro urbano.E chissà, forse proprio le strade catanzaresi avranno ispirato i quattro ragazzi di Liverpool nella scrittura della loro
"The Long and Winding Road", la struggente canzone che ne sancì in seguito la separazione. Forse nemmeno i mitici Beatles erano più disposti a percorrerle!
E le gare di appalto non vengono aggirate solo nei lavori pubblici con gli stratagemmi della "summa urgentia" e della suddivisione degli importi ma anche in decine di altri servizi di cui il comune si avvale affidandosi sempre alle solite imprese.
RispondiEliminaImprese di fiducia, ovviamente.
Amiche...