martedì 13 marzo 2012

Te gonfio come na fattura...il ritorno


Fatture gonfiate, conseguente reato di truffa e rimborsi chiesti contemporaneamente alla Provincia e al Comune di Catanzaro, per missioni autorizzate in virtù del duplice incarico di consigliere provinciale e comunale. Eppure, la sentenza penale in primo grado che condanna ad un anno in su di reclusione un pezzo delle istituzioni e della politica locale non ha destato alcuna polemica. Nessuna nota in merito, nessuna richiesta di dimissioni, nessun comunicato, fatta eccezione quella del gruppo consiliare provinciale del Pd che nell'immediatezza della sentenza rinnovò immediatamente la fiducia al suo esponente Enzo Bruno. Questo Blog ha già trattato l'argomento in un post recente (te gonfio come na fattura), ma provo ad entrare ancora di più nel dettaglio, nel vano tentativo di rompere questa Par Condicio del silenzio, perpetrata da tutti i partiti in virtù del fatto che tale sentenza investe un po' tutti gli schieramenti, da destra a sinistra sino al centro.

Ruberto, il Presidente.
Partiamo dalla carica di maggior prestigio, ossia la presidenza del consiglio provinciale ricoperta attualmente da Peppino Ruberto. I fatti risalgono al 2005, quando il Nostro era semplicemente consigliere provinciale e come tale veniva periodicamentete autorizzato a svolgere le sue missioni anche al di fuori del territorio catanzarese. Durante i suoi viaggi a Roma, Ruberto alloggiava negli alberghi capitolini e, al suo ritorno, allegava la fattura (rilasciata da un’agenzia di viaggi catanzarese) relativa alle spese di pernotto  alla rendicontazione da presentare all’Amministrazione Provinciale, per ottenerne il rimborso. Purtroppo per lui, però, la Guardia di Finanza ha verificato che gli importi pagati effettivamente agli alberghi erano inferiori rispetto a quelli dichiarati in fattura e rimborsati dall’Ente. Per ben otto volte la scena si ripete nelle stesse modalità, con cifre differenti e alberghi diversi, ma su una di queste fatture (la settima) manca la prova del reato e pertanto il Tribunale Penale di Catanzaro lo assolve. Il giudice calcola anche il corrispondente danno per l’Amministrazione ottenuto dalla differenza di quanto percepito a titolo di rimborso e quanto effettivamente pagato per ogni fattura: 195 €, 240 €, 260 €, 240 €, 216,80 €, 296 € ,100 € ( per aver compreso nella fattura anche il pernottamento di un'altra persona) per un totale complessivo di 1.547,80 € ed una condanna ad un anno e sei mesi di reclusione multa per Ruperto.

Verrengia e il doppio viaggio.
Modalità simili, ma con qualche differenza, hanno portato alla condanna ad un anno e due mesi di reclusione nei confronti di Emilio Verrengia, vice Presidente del Consiglio Provinciale ed esponente del Pdl. Qui le missioni e le conseguenti fatture oggetto della condanna sono “soltanto” tre, mentre in un altro caso contestato dal Pm il giudice ha provveduto all’assoluzione. E’ interessante soffermarsi su di uno specifico capo d’imputazione che vede Verrengia impegnato in una missione a Cesenatico tra il 15 e il 18 settembre del 2005, in occasione del raduno dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato. In tale circostanza- si legge nella sentenza- Verrengia ha duplicato le spese sostenute, avanzando richiesta di rimborso per le medesime voci di spesa sia al comune che alla provincia, attesa la sua doppia carica di consigliere comunale e provinciale. L’imputato riferisce a sua discolpa che in prossimità dell’arrivo a Cesenatico, a bordo della sua auto ed in compagnia di un tenente della Polizia municipale di Catanzaro, è stato raggiunto da una telefonata che lo intimava di ritornare in città per una riunione operativa che si sarebbe tenuta il giorno successivo. Una volta arrivati a Cesenatico, dunque, Verrengia afferma che è stato costretto a ripartire immediatamente per Catanzaro, e dopo la riunione erano ritornati nuovamente per partecipare alla manifestazione. Al ritorno non aveva pernottato nell’albergo prenotato precedentemente dall’agenzia di viaggi catanzarese, ma era stato costretto ad optare per un'altra struttura alberghiera. Morale della favola: la richiesta di rimborso non era gonfiata in quanto comprendeva una penale da pagare all’agenzia, per non aver disdetto in tempo l’albergo, mentre il lungo chilometraggio era dovuto al doppio viaggio. E per confermare tale versione, Verrengia chiama a testimoniare il tenente della Polizia Municipale di Catanzaro che lo aveva accompagnato nella missione di Cesenatico, il quale ribadisce la tesi del doppio viaggio (andata-ritorno, andata e ritorno) tra la Calabria e l’Emilia Romagna. Tali versioni, però, non convincono il giudice che li etichetta come illogiche, contraddittorie e poco credibili. Ma la prova che inchioda i due è da rinvenire nella documentazione acquisita in giudizio, dove da un riscontro dei pedaggi autostradali, dalle spese sostenute per il carburante e addirittura dalle consumazioni in autogrill, emerge chiaramente che i viaggi sono soltanto due, ossia andata e ritorno per Cesenatico con le relative spese sostenute nei giorni 15 e 18 settembre. Risultato: condanna per Verrengia e attestazione di non veridicità per le dichiarazioni rese in dibattimento dal tenente della Polizia Municipale, nei confronti del quale il Tribunale affida alla Procura le valutazioni del caso per un eventuale e autonomo procedimento penale.

Brutto e il fascicolo scomparso.
Anche per Tommaso Brutto un capo di condanna riguarda un doppio rimborso chiesto sia alla Provincia che al Comune di Catanzaro per una missione autorizzata da entrambi gli enti. In questo caso Brutto non solo duplicava i costi di viaggio, vitto e alloggio, ma indicava il mezzo aereo per la Provincia ed il mezzo proprio per il Comune. Le altre fatture gonfiate e contestate relative sempre a missioni sono in tutto dodici ma solo dieci si trasformano in condanna ad un anno e dieci mesi di reclusione. Le somme intascate con la truffa sono rispettivamente di 190,20 €, 190,20 €, 371,80 €, 260 €, 280 €, 263,60 €, 909 € ( per aver compreso nella fattura anche i pernottamenti della moglie e dei due figli), 392 €, 149 €, 280 € per un totale complessivo di 3.285,80 euro. “Ed io pago!”avrebbe esclamato il grande Totò. Nel condannare Brutto, il giudice premette che per alcune richieste di rimborso non sono stati rinvenuti presso l’amministrazione provinciale di Catanzaro i fascicoli contenenti la documentazione circa le spese sostenute e rimborsate. Per questa vicenda era stata aperta un’indagine nei confronti dello stesso Brutto, al quale era attribuita la sottrazione di tali fascicoli. Tuttavia, in sede preliminare veniva prosciolto per non aver commesso il fatto, anche se nelle motivazioni  si evidenzia che gli elementi raccolti a suo carico, "per quanto dotati di un certo peso indiziario", non erano comunque sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio

Bruno, tengo famiglia.
Per Enzo Bruno la faccenda è molto più semplice. Le truffe riconosciute dalla sentenza sono essenzialmente due, rispettivamente di 298 e 52 euro, sempre per missioni autorizzate in quel di Roma, dove nella richiesta di rimborso spese l’attuale capogruppo del Pd alla Provincia include anche le spese relative ai pernottamenti di moglie e figlia. L’esiguità delle somme non ha intenerito il giudice che ha comminato un anno tondo tondo di reclusione nei confronti di Bruno.
Tutti i condannati hanno già proposto appello e sino al terzo grado di giudizio vale anche per loro il principio di non colpevolezza. Ma dall’intera vicenda si possono comunque trarre alcune valutazioni che esulano dall’aspetto penalmente rilevante. La prima è che la media delle missioni fuori Catanzaro si attesta ad una cifra intorno ai 1.500 €, per appena due notti a Roma (comprensive di viaggio, vitto e alloggio ovviamente). Con una cifra decisamente inferiore si potrebbe prenotare un viaggio per quattro giorni a Londra, per due persone, in un hotel tre stelle nei pressi di Notting Hill . Ma ammettiamo pure che quelle somme elargite dalla Provincia siano quanto effettivamente sborsate dai consiglieri, siamo sicuri che un Ente pubblico possa permettersi il lusso di pagare i viaggi autorizzati di circa 40 persone tra presidente, assessori e consiglieri provinciali? Infine, visto l'andazzo delle doppie richieste di rimborso agli enti di appartenenza, siete ancora sicuri di voler votare un vostro futuro candidato già impegnato a ricoprire una carica politica?

giovedì 1 marzo 2012

Scuola di Magistratura, le ragioni di un fallimento.

Viaggia su almeno tre binari, non sempre paralleli, la questione della scuola di magistratura ormai sottratta definitivamente alla città di Catanzaro. Il primo è sicuramente percorso dalla politica, di qualsiasi colore, vero artefice di questa bagarre all’ultimo scippo; il secondo è marcato dalle guerre giudiziarie e amministrative che i rispettivi enti territoriali si sono rispettivamente dichiarate; il terzo viaggia su di un binario morto, quelle delle coincidenze che pur avendo l’obbligo di riportare non conducono purtroppo a nulla. Prima di iniziare con la ricostruzione dei fatti, però, sento il dovere morale di informare chi legge che attualmente svolgo pratica forense proprio presso l'ufficio legale della Provincia di Catanzaro, ma ciò non influisce in alcun modo sulla mia autonomia. La vicenda della scuola di Magistratura nasce dalla scellerata decisione di Clemente Mastella (ministro di Grazia e Giustizia del governo Prodi nel 2006) di trasferirne la sede individuata da Catanzaro a Benevento, adducendo motivazioni (poco) plausibili che in realtà rientravano esclusivamente nelle logiche clientelari a vantaggio della propria terra natìa. Intenti che lo stesso Mastella confermava nel corso del tempo ogni volta che faceva ritorno nella sua amata Benevento, ricevendo gli osanna da parte di tutti i suoi conterranei. Catanzaro non sta a guardare e pur essendo guidata al tempo da una giunta comunale di centrosinistra (lo stesso schieramento a cui apparteneva Mastella) decide di rivolgersi al Tar per impedire lo scippo insieme ai ricorsi della Provincia (centrodestra) e della Regione Calabria (guidata da Loiero anch’egli della coalizione di centrosinistra). Il Tribunale Amministrativo del Lazio, dopo tre anni di dure battaglia giuridiche, dà ragione al ricorso proposto dai legali della Provincia di Catanzaro, estromettendo dal giudizio i ricorsi proposti dal Comune di Catanzaro e dalla Regione Calabria.  Era il 2009. La sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva, ciò significa che Catanzaro poteva effettuare sin da subito gli incombenti necessari per aprire la tanto agognata scuola. Intanto, nel corso dei tre anni suddetti, il governo cambiava colore politico ed in luogo dell’uomo di Ceppaloni, viene nominato Angelino Alfano come ministro di Giustizia. Nonostante le rassicurazioni dell’odierno segretario nazionale del Pdl, e nonostante la sentenza del Tar del 2009 che individuava in Catanzaro la sede legittima della scuola, nulla veniva posto in essere da chi di competenza. Anzi, si perveniva ad un accordo (quasi) sottobanco che individuava Benevento quale sede operativa della scuola di magistratura e Catanzaro come sede amministrativa. Nella città del Sannio, dunque, sarebbero andati i magistrati partecipanti ai corsi portandosi dietro il loro appetibile indotto, mentre all’ombra dei tre colli sarebbe giunto al massimo qualche funzionario amministrativo per dirigere l’ufficio. Intanto la battaglia giudiziaria proseguiva davanti al Consiglio di Stato, con la Provincia di Benevento che impugna la sentenza di primo grado chiedendone il suo integrale rigetto, ma non proponendo la sospensione dell’esecutività della decisione emanata dal Tar. Mi fermo un attimo per chiarire quest’ultimo passaggio. Ammettiamo di soccombere davanti ad una sentenza di primo grado che mi impone di pagare una determinata cifra. Io, che ritengo quella sentenza fortemente ingiusta, non solo la impugno  ma chiedo al  giudice di secondo grado di sospendere l’efficacia esecutiva della pronuncia di primo grado, altrimenti sono costretto a pagare immediatamente quella somma. In questo caso la Provincia di Benevento non solo non chiede la sospensione dell’efficacia della sentenza di primo grado, ma dimostra anche un certo disinteresse verso il giudizio davanti al Consiglio di Stato che procede a rilento. Intanto al Ministero di Grazia e Giustizia veniva effettuato l’ennesimo cambio di poltrona con Alfano che lascia il posto a Francesco Nitto Palma, sempre del Pdl. Veniamo ora ai giorni nostri, ossia alla sentenza del Consiglio di Stato che capovolge la pronuncia del Tar senza entrare neanche nel merito della questione giuridica. Le motivazioni della Corte, infatti, si basano esclusivamente su un vizio di forma che i legali della Provincia di Catanzaro avrebbero commesso nell’instaurare il giudizio davanti al Tar omettendo di notificare alla Provincia di Benevento l’atto introduttivo. Ma basta leggere la sentenza del Tar Lazio per capire che quel vizio non solo non era in alcun modo evitabile, bensì era stato perfettamente sanato dai legali calabresi già nel corso dell’udienza. Sia la Provincia di Catanzaro, infatti, che il Comune e la Regione Calabria quando presentarono il ricorso per impugnare il decreto Mastella, lo fecero senza avere conoscenza del decreto stesso, ma basandosi sulle finalità di quest’ultimo che individuava la città di Benevento come nuova sede della Scuola. Tale decreto, infatti, non era consultabile né nella Gazzetta Ufficiale né sul sito del ministero e fu svelato in udienza dall’Avvocatura dello Stato che intanto aveva preso le difese del Ministero stesso. Tutte cose appurate dal Tribunale Amministrativo del Lazio che nella  sua sentenza riconosce tali avvenimenti. Non appena ebbero contezza del contenuto del decreto (che parlava di spostamento della sede alla << provincia>> di Benevento) tutti i legali intervenuti a difesa di Catanzaro notificarono immeditamente il ricorso anche alla Provincia di Benevento chiamandola quale parte in causa davanti al Tar. Tali comportamenti, però, non hanno accontentato il Consiglio di Stato che nel suo provvedimento ha in pratica sostenuto che la Provincia di Catanzaro avrebbe dovuto notificare prima l’atto introduttivo del giudizio nei confronti della Provincia di Benevento e che per questo la sentenza del Tar era da annullare. Pur non condividendo l’orientamento del Consiglio di Stato va detto chiaramente che le sentenze si rispettano fino in fondo e che in base a quest’ultima pronuncia Catanzaro perde definitivamente ogni speranza di vedere la scuola di Magistratura. Ma la lezione da trarre in questo caso esula i tribunali e le battaglie giuridiche. Un provvedimento, infatti, per quanto illegittimamente adottato dal Ministero può essere impugnato e cassato presso qualsiasi corte, ma ciò non toglie che lo stesso provvedimento possa essere presentato nuovamente dallo stesso Ministero, sanando magari quei vizi che lo vedevano soccombere davanti ai giudici. Tale statuizione vale anche per la scuola di Magistratura che ora vede prevalere Benevento, ma non tiene conto dell’odierna volontà della politica di voler istituire una sola sede (e non tre com’era previsto con buona pace per i sanniti. Lo stesso Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha auspicato tale ipotesi, giustificata dal momento di crisi per l’Italia che le impone di tagliare le spese e quindi di individuare un’unica sede, che potrebbe essere quella di Bergamo. Che facciamo? Un’ennesima ed inutile guerra giudiziaria per poi dover abdicare ancora una volta alla diversa scelta effettuata da un nuovo ministro? Una cosa è certa. La vera sconfitta in questa vicenda è l’intera classe politica regionale, dai parlamentari ai presidenti regionali, provinciali sino anche all’ultimo consigliere comunale, di qualsiasi colore politico, che hanno dimostrato ancora una volta di non aver alcun peso specifico nelle stanze dei bottoni, non riuscendo a difendere nemmeno ciò che ci spettava di diritto e facendo prevalere le ragioni di partito agli interessi collettivi della Calabria. Perché non è stata data esecuzione alla sentenza di primo grado del 2009? Perché quando scese Alfano a Catanzaro a spiegarci della ridicola spartizione della scuola non sollevarono gli scudi gli stessi esponenti del suo schieramento? Le lettere di protesta inviate precedentemente dalla Presidente della Provincia, Wanda Ferro, così come ora quelle proposte da Scalzo, mi sembrano i classici rimedi per pulirsi la coscienza, non certo per risolvere concretamente il problema.
Ps: Quasi dimenticavo il binario morto di cui vi parlavo all’inizio del post, quello delle coincidenze. Ai più è sfuggito un piccolo dettaglio che mi appresto a riportare. Nella sentenza del Consiglio di Stato si legge testualmente che “sul ricorso in appello n. 6706 del 2009, proposto dalla Provincia di Benevento (...) rappresentata e difesa dall’avv. Vincenzo Catalano, ed elettivamente domiciliata, unitamente al difensore, presso lo studio Palma in Roma, via....Studio Palma? Che strano, proprio lo stesso cognome dell’ex ministro Francesco Nitto Palma, anch’egli romano. Che siano parenti? Coincidenze come dicevamo. Così come per puro caso ritroviamo, oggi, Francesco Nitto Palma  come coordinatore Pdl della Regione Campania. Vuoi vedere che magari alle prossime elezioni politiche il nostro si candiderà proprio nel collegio di Benevento?

giovedì 16 febbraio 2012

Incalzo Scalzo con dieci domande

Il grande giorno per il Pd è arrivato. Domani, infatti, è fissata l’apertura ufficiale della campagna elettorale di Salvatore Scalzo, candidato a sindaco per il centrosinistra, con una convention aperta al dibattito con la cittadinanza. Non credo di poter partecipare, ma la curiosità è talmente tanta che voglio concedermi il lusso di fare qualche domanda via web proprio nei confronti del giovane esponente del Partito Democratico catanzarese, con la promessa di fare altrettanto con il candidato del centrodestra nel momento in cui sarà svelato il suo nome. Ma bando ai convenevoli, e iniziamo subito con le domande, partendo dalla fine, dalle dimissioni del sindaco Michele Traversa, non prima di aver fatto un’obbligatoria premessa: Il settimanale “Mezzo euro” ha fornito la sua tesi sulle reali motivazioni che hanno spinto l’uomo del fare alle dimissioni, ossia l’approvazione (contro la sua volontà) da parte del Consiglio Comunale della variante interna del P.I.P n.1 che in pratica consente a Floriano Noto di poter costruire un complesso alberghiero nella zona di Germaneto. Sempre lo stesso periodico ha chiarito che il terreno nell’area interessata, di proprietà della Provincia, era stato acquistato dall’imprenditore catanzarese al prezzo di dieci euro a metro quadro, con il vincolo di insediare un grande stabilimento di conservazione del freddo e che proprio in virtù di questo vincolo il prezzo di acquisto dei terreni è stato fortemente agevolato ( un altro imprenditore acquistò terreni nella stessa zona al prezzo di cento euro a metro quadro proprio per costruirci un albergo).  Non possiamo sapere se l’ormai ex sindaco si sia dimesso proprio per questo smacco, ma l’unica cosa certa è che nella famosa delibera del 30 novembre Traversa era assente, mentre Tu eri presente alla votazione ma ti sei astenuto.
1      A cosa è dovuta questa tua astensione al voto?
2    In soli quattro mesi di lavori, il gruppo consiliare del Pd ha percepito 8.190,00 euro, attingendo (così come hanno fatto quasi tutti gli altri gruppi consiliari) ad un fondo comunale appositamente stanziato. Posso sapere come sono stati impiegati quei soldi (pubblici)?
3     Potresti esibire sul tuo sito le fatture, le ricevute e gli scontrini delle spese sostenute dal gruppo consiliare, in nome di quella trasparenza amministrativa che tanto invochi?
4     Nel prossimo consiglio il tuo gruppo è disposto a rinunciare a questi rimborsi?
5    Ancora una domanda sulla trasparenza. Ti sei accorto che le determine comunali con le quali si stanziano fondi e contributi sono talmente oscure da omettere  persino gli importi, i beneficiari e le motivazioni per le quali vengono concessi tali somme di denaro? Perché non hai evidenziato la loro illegittimità?
6  Per restare in tema, sempre nel mese di novembre, il Tribunale Penale di Catanzaro ha condannato ad un anno di reclusione alcuni esponenti della politica e delle istituzioni locali per aver gonfiato delle fatture al fine di ottenerne i rimborsi dalla Provincia e dal Comune di Catanzaro. Tra questi spicca anche il nome di Vincenzo Bruno, capogruppo del Pd alla provincia. Perché non ne hai chiesto le dimissioni insieme agli altri condannati?
7 A proposito di Province, qual è la tua posizione in merito, devono essere abolite o no?
8 Leggo sui quotidiani locali che sarai affiancato da Rosario Olivo e Pino Soriero per affrontare l’imminente campagna elettorale. Credi ancora di poter parlare di rinnovamento della classe dirigente attorniandoti di persone che da circa trent’anni campano di politica?
9  Alla festa del Pd catanzarese, voi giovani democratici avete venduto biglietti di una lotteria, con in palio avveniristici premi, promettendo un futuro comunicato stampa (fissato per il 31 ottobre) con l’annunciazione dei vincitori. Perché, invece, non avete diramato nessun comunicato?
10 Ci sono stati dei vincitori e quali sono state le modalità di estrazione della lotteria?
Sarò lieto di riempire questi spazi liberi con le tue risposte che (non) sono sicuro arriveranno!!

martedì 14 febbraio 2012

Incontri con coalizioni dell’altro tipo

Non starà né con il centrodestra, né con il centro sinistra, ma non vuol sentir parlare di terzo o quarto polo. Si presenta alla conferenza stampa con una frase “la città che vogliamo”, ma giura che non si tratta di uno slogan. E’ la nuova coalizione nata dall’accordo tra Udeur, Socialisti Riformisti e Azione Popolare che, insieme a qualche associazione cittadina, competerà da sola e senza apparentamenti alla prossima tornata elettorale di Catanzaro. Non ufficializza il proprio candidato a sindaco, ma al suo posto esibisce uno schema di programma riassunto in dodici punti, tra cui spicca il ritorno ad una “normalità” nell’amministrare la città, il riacquisto del ruolo di capoluogo di regione per Catanzaro, il ripristino della legalità e della sicurezza, la valorizzazione del centro storico e delle periferie, l’emergenza ambientale. E per spiegare le sue intenzioni lascia la parola ai singoli rappresentanti dei vari partiti senza dimenticare l’immancabile appello alle forze positive della città affinché si uniscano alla nuova piattaforma. I primi a presentarsi sono gli esponenti di Azione Popolare, ossia Giuseppe Mazzullo, Filippo Capellupo e Peppe Apostoliti che non risparmiano critiche all’amministrazione uscente, paragonando l’ex sindaco Traversa al capitano Schettino che abbandonò la nave proprio nel momento in cui affondava. Stesso giudizio è riservato anche alla precedente giunta Olivo, in un amarcord collettivo verso il compianto primo cittadino Benito Gualtieri (sindaco di Catanzaro circa quindici anni fa) della cui giunta faceva parte Mazzullo. A questo punto occorre fermarsi un attimo per chiarire cosa sia il partito Azione Popolare, nato nel 2011 per mano dell’onorevole Silvano Moffa. E basta aprire Wikipedia per riassumere brevemente la storia di Moffa, ex An, poi Pdl e successivamente Futuro e Libertà (per rimanere agli ultimi anni), pronto a votare la famosa sfiducia al Governo Berlusconi, ma al momento della votazione alla camera non si presenta e passa al gruppo misto, fondando in seguito “Popolo e Territorio” che altro non è che il nuovo nome dei famosi “Responsabili”. Insieme a Moffa nel gruppo parlamentare “PeT” aderiscono anche Maria Grazia Siliquini, Catia Polidori e Giampiero Catone, con gli ultimi due che assunsero ruoli di sottosegretari nel Governo Berlusconi, dopo aver votato a favore sulla fiducia. E a questi leader si sarà ispirato anche il nostro Filippo Capellupo, ex dc, con un passato di Assessore alle attività produttive nelle giunte provinciali di centrodestra targate Traversa, passato alle ultime regionali nelle file dell’Italia dei Valori e ora in Azione Popolare. Attualmente il nostro è anche Presidente della Pro-Loco catanzarese, vice-presidente nazionale dell’associazione internazionale degli ostelli della gioventù e presidente della commissione provinciale per l’emersione del lavoro irregolare. Ed è sempre quest’ultimo a scaldarsi quando domando come intenda attuare quei punti fissati sul programma, dato che corrispondono alle solite e generiche intenzioni di ogni schieramento, di destra, sinistra o centro che sia. La risposta di Capellupo è una via di mezzo tra la velata minaccia e la sottile allusione, illustrandomi una proposta di legge sugli editori affinché paghino i propri corrispondenti, in particolare quelli giovani, minacciando altrimenti la chiusura dei giornali. Sul punto (l’unico, non preoccupatevi) sono completamente d’accordo, ma cosa c’entra con la domanda sul come attuare il programma elettorale da egli stesso illustrato? Ma non dimentichiamo gli altri appartenenti alla coalizione, come i Socialisti Riformisti, i quali anch’essi fanno riferimento ad un deputato, ossia l’onorevole Stefania Craxi, passata dal Pdl al gruppo misto, con incarichi di sottosegretario sempre sotto il Governo Berlusconi, ma soprattutto figlia orgogliosa di cotanto padre Bettino, e qui non occorre nemmeno Wikipedia per ricordare la sua morte in latitanza nella Tunisia di Ben Alì per sfuggire alle manette che lo attendevano in Italia. A livello locale, i Socialisti Riformisti catanzaresi, rappresentati da Maria Teresa Laurito, hanno apertamente appoggiato Traversa nella sua ultima campagna elettorale, salvo poi ripensarci quando l’uomo del “detto-fatto” si dimise dalla poltrona di primo cittadino. Dulcis in fundo, ad entrare nella nuova coalizione c’è anche l’Udeur cittadina, cofirmataria del programma elettorale al cui dodicesimo punto impone di evitare gli scippi perpetrati nei confronti della città di Catanzaro. Un assist formidabile alla mia domanda successiva, dato che l’Udeur è lo stesso partito in cui militava Clemente Mastella all’epoca della scellerata decisione di spostare la scuola di magistratura dal nostro capoluogo a Benevento, durante il suo incarico di Ministro di Grazia e Giustizia del governo Prodi. La riposta del segretario cittadino Udeur è laconica “Il problema non è tanto Mastella, altri sono stati gli scippi drammatici per la nostra città”. Ecco, appunto, la colpa è sempre degli altri!

mercoledì 8 febbraio 2012

La macchina del Pongo

Ma quale macchina del fango? Quale metodo Boffo o Saviano? A Catanzaro questi squallidi mezzucci dei media per colpire l’avversario politico di turno sono in realtà superati dalla macchina del pongo, che crea i suoi pupazzi di plastilina dopo aver ripulito ben bene le superfici sporche su cui si poggiano. Perché si sa, il pongo ha bisogno di basi libere da ogni impurità per poter attaccare meglio, per far breccia nell’elettorato medio, nei cittadini speranzosi delle capacità del nuovo o vecchio eroe di turno. Non conosce colore politico la nostra macchina del pongo, preferendo il grigio istituzionale e filo-amministrativo, perché da questo trae sponsorizzazioni e fondi per oliare i suoi marchingegni, ma non dimenticando anche chi sta all’opposizione, persino la più insulsa, la più inconsistente. Hai visto mai che, di questi tempi, anche loro possano arrivare nelle stanze dei bottoni? La macchina del pongo predilige internet per diffondere il suo verbo (ma non disdegna la carta stampata), spacciando per notizie quelli che in realtà sono comunicati stampa diramati da enti pubblici, politici locali, associazioni culturali e chi più ne ha più metta. Come se non bastasse, a scrivere e fornire queste veline preconfezionate sono gli stessi ponghisti disseminati qua e la nelle varie armate Brancaleone, in un giro di posta elettronica che in breve tempo si trasformerà in nuova e fresca notizia tutta da cliccare. Capita spesso, inoltre, che qualche giornalista faccia parte dell’ufficio stampa di un ente pubblico e contemporaneamente delle redazioni locali, con buona pace del proprio codice deontologico, utile solo per la famosa frase di Totò alla  minacciata carta bianca dal Maggiore Kruger ne “ I due colonnelli”. O, addirittura, può succedere di trovarsi di fronte ad un giornalista candidato alle elezioni comunali che continua nel suo lavoro di corrispondente, recensendo anche gli appuntamenti del candidato dello schieramento avverso. La macchina del pongo non obietta, non fa domande nel corso delle conferenze stampa, tenendo chino il capo sul suo taccuino, in attesa di riempirlo di inchiostro dal dettato proferito dai giganti di cartapesta. E da quest’ ultimi aspettano, poi, il ricambio del favore, che può avvenire attraverso un semplice gettone o una proficua collaborazione pubblica. Provate ad aprire le ultime consulenze esterne della Regione Calabria, o ad apprendere delle delibere comunali che premiano i migliori servizi giornalistici sulla Notte Piccante catanzarese. Ed allora tutto si spiega, tutto è un successo, tutto va bene madama la marchesa, tutto è straordinariamente bello nella città dei tre colli, dove non si conosce la crisi, il disagio sociale, gli intrecci affaristici, e soprattutto non si deve conoscere chi è stato l’artefice di questa situazione. L’assessore x ha fatto il ruttino? E giù con strali di complimenti, felicitazioni e “viva soddisfazione” tra gli stessi sodali per “l’incredibile risultato raggiunto”. Chissà cosa penserebbe a tal proposito il grande capo indiano Estiqaatsi, il personaggio nato dal genio comico di Lillo e Greg, su queste importantissime dichiarazioni. Per la par condicio, via libera alle immancabili risposte degli avversari politici che “ esprimono disagio/ preoccupazione/ sgomento” per il ruttino appena emesso dall’amministratore (Estiqaatsi…cosa ne pensa di questi altrettanto fondamentali comunicati?). Un gioco al massacro (apparente) tra i vari schieramenti opposti che così facendo distraggono i cittadini dalla percezione dei veri problemi. Ma non è solo la politica ad entrare nelle grazie della macchina del pongo. Anche l’imprenditoria, gli esercizi commerciali, i musei, i teatri sono oggetto delle cortesie della macchina del pongo, a cui, più che la notizia, importa  dell’acquisto di uno spazio pubblicitario. E scommettiamo che se l’azienda di turno, la quale avrà prima generosamente sponsorizzato il sito giornalistico, organizza una qualsivoglia rassegna musico-cultural-artistica, questa sarà acclamata con il più classico dei successi? (A proposito, in luogo del solito titolo “Successo per…” suggerirei di cambiare ogni tanto con sinonimi come giubilo, trionfo, visibilio, gaudio, grande affermazione!!). Per fortuna, non è tutto marcio. Esistono ancora professionisti seri che fanno il loro lavoro di giornalista, vissuto quasi come una missione, magari al chiuso di una redazione o continuamente in giro per le strade, in attesa di poter pubblicare l’inchiesta scottante tenuta per mesi nel proprio cassetto. Ma per far si che questi cassetti vengano finalmente aperti, bisogna dare un messaggio chiaro e univoco di quali notizie vogliamo effettivamente venire a  conoscenza, non dimenticando mai che gli editori spingono legittimamente alla vendita di un formato piuttosto che di un altro in base alla domanda dei suoi lettori. Se vogliamo continuare a crogiolarci sulla famosa isola felice chiamata Catanzaro, la macchina del pongo potrà cantare vittoria, inglobando anche quei pochi buoni giornalisti rimasti da soli a lottare contro un muro di plastica. Ma se davvero esiste una voglia comune di riscossa, una forte indignazione della società che sempre di più chiede di poter conoscere gli angoli oscuri della propria città, allora state certi che quei giganti di cartapesta e con essi i suoi servitori, saranno spazzati via dai venti imponenti dei nuovi media.

martedì 17 gennaio 2012

La Hit Partitica Sciò

Salve a tutti amici della rete e benvenuti alla prima puntata della Hit Partitica Sciò, ovvero l’esclusiva classifica del Gatto Quotidiano, stilata su quanto hanno percepito i partiti e le liste  civiche presenti in Consiglio Comunale in soli sette mesi di giunta Traversa. Già perché, per chi non lo sapesse, ogni gruppo consiliare può attingere periodicamente ad un fondo stanziato annualmente dal Comune di Catanzaro. Tante sono state le liste concorrenti, ventitré per la precisione, ma solo tredici sono entrate di diritto a Palazzo De Nobili, dopo le ultime elezioni amministrative. Ma entriamo subito nel vivo della competizione e tuffiamoci nella nostra speciale classifica, resa possibile grazie alla consultazione dell’albo pretorio on-line del Comune di Catanzaro. Al quinto posto della Hit Partitica Sciò, troviamo la lista Scopelliti Presidente con 9.580,00 euro prelevati dal fondo consiliare nei mesi di Settembre, Ottobre, Novembre e Dicembre 2011. Un bell’applauso per la lista del nostro Peppe Scopelliti che, pur avendo un gran da fare con la Regione Calabria e con il suo partito, che sarebbe il Pdl, trova il modo di conquistare una buona posizione grazie ai suoi esponenti catanzaresi. Al quarto posto troviamo la lista civica “Per Catanzaro”, del trio Ciciarello-Levato-Leone, che si aggiudica la modica cifra di 10.200,00 euro sempre negli stessi quattro mesi. Per soli 182,00 euro di scarto, la Lista Traversa Sindaco mette la freccia e agguanta in extremis la terza posizione con 10.382,00 euro. A questa lista va anche il primato di lista più veloce, per essere stata la più lesta nel chiedere il primo prelevamento dal fondo proprio l’ultimo giorno di agosto, con il suo consigliere Giampaolo Mungo al quale è stata messa a disposizione la somma di 2.002 euro (Determina n.3431 del 31 agosto 2011 – Settore Affari generali e personale-). Un gradino più su troviamo la lista Catanzaro da Vivere con ben 13.642,00 euro gestiti interamente dal suo capogruppo Lobello. Anche qui un piccolo primato, visto che solitamente le somme vengono gestite ora da un consigliere, ora da un altro, mentre la nostra seconda classificata ha preferito, invece, affidarsi interamente alle mani del suo factotum, con buona pace dei vari Polimeni, Cosentino, Galante e Bonacci. Ma ora, squillino le trombe, rullino i tamburi….ecco a voi il nostro vincitore. Al primo posto della HPS, udite udite, troviamo nientepopodimenoche il Pdl, con 16.615,00 euro, gestiti tra i consiglieri Costanzo, Brutto, Corsi e persino dal presidente del consiglio comunale Cardamone. Ovviamente la classifica riflette esattamente il risultato elettorale, nel senso che più sono i voti dati alla lista, maggiori saranno i consiglieri e maggiori saranno i fondi da prelevare. Ad ogni modo, anche i mono-gruppi, cioè quei gruppi composti da un solo consigliere, non possono lamentarsi perché anche per loro è riservata una fetta dell’invitante torta. A tal proposito, segnaliamo nella nostra classifica l’ultima posizione riservata alla lista Democrazia e Centralità con “appena” 5.937,00 euro. Un piccolo premio di consolazione per l’unico consigliere del gruppo, Giovanni Merante, così come ha fatto anche Roberto Guerriero con la lista Socialisti-Popolari-Udeur con 5.950,00 euro che gli valgono, tuttavia, il nono posto. Solo ottavo, invece, si attesta la Lista del Pd, guidata da Salvatore Scalzo. Una posizione raggiunta, tra l’altro, per il rotto della cuffia, in quanto solo nel mese di Dicembre, il nostro Pd catanzarese dava fiato alle sue richieste di prelevamento con le somme di 2.450,00 euro e di 800,00 euro effettuate in un unico giorno, precisamente il 15/12. Più si avvicinavano le dimissioni del sindaco o la chiusura dell’anno, e più le richieste aumentavano con un prelievo di 3.240,00 euro del 19/12, e quello finale di 1.200 euro del 22/12. Prima di allora, il giovane Scalzo aveva attinto al fondo del gruppo per una sola volta, nel mese di Novembre, e per la modica somma di 500,00 euro. La classifica per schieramenti vede trionfare chiaramente la maggioranza di centro-destra con ben 88.907,00 euro contro i 20.070 euro ottenuti dall’opposizione, per un totale complessivo di 108.977,00 euro di soldi pubblici a favore dei partiti e delle liste civiche in soli sette mesi di consiglio comunale. Prima di lasciarvi e darvi appuntamento alla nuova Hit partitica sciò, fissata ormai alle nuove elezioni amministrative, ho da fare due precisazioni. La prima è che le cifre che ho fornito, anzi che hanno prelevato, non vanno in tasca ai singoli consiglieri, bensì ai partiti che rappresentano, per affrontare le spese di gestione del  proprio gruppo consiliare. Tuttavia, essendo sempre denaro pubblico, sarebbe cosa buona e giusta per i partiti rendere altrettanto pubbliche le modalità di spesa di tali somme, fornendo fatture, scontrini, ricevute e quant’altro, dimostrando, così, un minimo di trasparenza nel loro agire politico. Oppure possono scegliere la via più facile, ossia rinunciare a tali fondi, dando dimostrazione di attaccamento vero, e non solo a parole, nei confronti della città e delle sue casse che non attraversano di certo un bel periodo. La seconda precisazione è che nelle richieste di prelevamento non figura il gruppo consiliare Autonomia e Diritti, rappresentato dal solo Antonio Argirò. Alla prossima e… stay tuned!!


       Classifica Definitiva (dal 31 agosto al 31 dicembre 2011)

1)     €  16.615,00  Pdl

2)    €  13.642,00  Catanzaro Da Vivere

3)     € 10.382,00  Traversa Sindaco

4)    €  10.200,00  Per Catanzaro

5)    €    9.580,00  Scopelliti Presidente

6)    €   8.409,00  Udc

7)    € 8.192,00  Alleanza di Centro

8)     € 8.190,00   Pd

9)    € 5.950,00  Socialisti Popolari Udeur

10)     € 5.940,00  “La Sinistra”

11)     € 5.940,00  Svolta Democratica

12)     € 5.937,00  Democrazia e Centralità

giovedì 1 dicembre 2011

Te gonfio come na fattura!!

C’è una notizia importante emersa proprio nei giorni del terribile nubifragio catanzarese e che per questo è stata (stavolta giustamente) derubricata in secondo piano. Mentre la città adagiata sui tre colli, così come quasi tutto il suo comprensorio, veniva messa in ginocchio da una pioggia torrenziale, un pezzo importante della politica locale era travolta, non dal fango, ma dalla giustizia. Proprio in quei giorni, infatti, il Tribunale Penale di Catanzaro ha condannato ad un anno e due mesi di reclusione (Do you know reclusione?) il vice presidente del Consiglio Provinciale, Emilio Verrengia; ad  un anno e dieci mesi Tommaso Brutto, attuale consigliere provinciale e comunale; ad un anno e sei mesi Peppino Ruberto, attuale presidente del Consiglio Provinciale di Catanzaro; ad un anno tondo tondo Vincenzo Bruno, in qualità di capogruppo provinciale ex Ds. La sentenza di condanna (che commina anche pene pecuniarie da 100 a 600 euro) giunge al termine di un processo denominato “rimborsi d’oro”, per via delle accuse formulate dal Pm, nella sua richiesta di rinvio a giudizio, nei confronti degli imputati che avrebbero gonfiato o emesso fatture relative a spese inesistenti. Il tutto, ovviamente, nell’esercizio delle funzioni di amministratori della cosa pubblica (in qualità di ex assessori ai trasporti del Comune e della Provincia di Catanzaro rispettivamente per Verrengia e Brutto) o in funzione della carica di consigliere provinciale Udc( Ruberto). In attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado, possiamo tuttavia trarre qualche spunto di riflessione soprattutto sulla mancata costituzione di parte civile del Comune e della Provincia di Catanzaro, nonostante fossero parti lese, visto che le fatture gonfiate venivano indirizzate proprio ai due Enti per ottenere i rimborsi. Cosa significhi non costituirsi parte civile in un processo penale ve lo spiego con un esempio pratico. Ammettiamo che intratteniate dei rapporti commerciali con alcuni soggetti che, approfittando della vostra distrazione, vi presentano un conto di mille quando in realtà avreste dovuto pagare cinquecento. Spinti dalla vostra buona fede saldate il vostro conto salato, completamente ignari di essere vittima di un raggiro. Ma dell’accaduto se ne accorge la magistratura (magari su denuncia della finanza) che, una volta rilevata l’ipotesi del reato, immediatamente chiede il processo per gli imputati e ovviamente la pena da comminare. Nel frattempo, il pubblico ministero avviserà voi, vittima del raggiro, di quanto sta avvenendo, lasciandovi la facoltà di costituirvi parte civile per il recupero del maltolto e eventualmente anche per chiedere il risarcimento dei danni subiti. Cosa fareste, voi, sapendo che la costituzione di parte civile è l’unico modo per riavere i vostri soldi? La risposta appare quanto mai scontata nel nostro esempio, ma sappiate che non è quella adottata né dalla Provincia né dal Comune di Catanzaro nel processo in questione. La domanda allora che vi potreste porre è: chi decide per gli enti pubblici se costituirsi o meno in un processo? Ma le stesse giunte, ovviamente, che nel 2008 ( anno d’inizio dell’inchiesta) erano a maggioranza di centro destra per quanto riguarda la Provincia e di centro sinistra per quanto attiene il Comune di Catanzaro. Un diverso colore politico che non ha impedito ad entrambe di prendere la stessa decisione, cioè quella di non costituirsi come parte civile nel processo dai rimborsi d’oro, perdendo la possibilità di riottenere le cifre elargite (con denaro pubblico, cioè nostro)  in precedenza. A distanza di una settimana dalla sentenza, gli schieramenti di destra, di centro e di sinistra sembrano unirsi ancora una volta nel non commentare una condanna del genere, seppur ancora in primo grado (i condannati, infatti, hanno già comunicato di ricorrere in appello). Un silenzio, a dire il vero, che accomuna anche gran parte della cittadinanza catanzarese, sempre pronta a indignarsi quando si tratta dei casi giudiziari di Berlusconi, Bersani e della casta tutta, ma non altrettanto quando le stesse vicende riguardano i propri rappresentanti che incontrano ogni giorno sulla loro strada.