venerdì 6 luglio 2012
Bye bye scuola di magistratura
Qualcuno l’avrà forse dimenticata, ma la questione
della Scuola di Magistratura sta lasciando ancora qualche strascico. Non a
Catanzaro, dove tutto tace oramai (fatta eccezione per il tentativo di
revocazione della sentenza emanata dal Consiglio di Stato), ma nella città di
Benevento in cui nessuno ha ancora digerito il fatto che la scuola sia stata definitivamente
indirizzata verso Scandicci, piccolo comune alle porte di Firenze. Ed è anche
grazie alla stampa sannita, da cui attingo a piene mani, che ripercorro
nuovamente la storia della Scuola di Magistratura per confermare l’esclusiva
responsabilità politica di questo pasticcio in salsa calabro-campana. Una
politica che, pur di vincere nei vari territori, è disposta a promettere tutto e
il suo contrario, tentando di ubriacare la moglie catanzarese e mantenere piene le botti (elettorali) di Benevento, piuttosto che ragionare
in maniera strategica e pragmatica nei confronti delle realtà locali. Partiamo dal
2009, anno in cui il Tar decideva favorevolmente nei confronti di Catanzaro
destinando la scuola nella città dei tre colli. Il sito di informazione sannita
“Ntr 24” pubblicava la notizia di un compromesso sancito tra le due città
contendenti, ottenuto grazie alla “lungimiranza” dell’allora ministro della
Giustizia, Angelino Alfano, il quale salomonicamente decideva di assegnare sia
a Catanzaro che a Benevento la propria scuola di Magistratura. “Cchiu scuole di
magistratura ppe' tutti” avrebbe detto il sempre attuale Cetto Laqualunque. Ma l’accordo
piacque tantissimo alla delegazione sannita che in quei giorni riceveva le
garanzie del Ministro, restando in attesa del provvedimento normativo e finanziario che legittimasse tali parole. Passa un anno abbondante, ma di
scuole non se ne vede manco l’ombra e allora tocca alla parlamentare Pdl
campana, Nunzia De Girolamo, tranquillizzare gli animi dubbiosi dei sanniti con le seguenti dichiarazioni , del 25 febbraio 2011, rilasciate alla testata on-line Ntr24 : "Le
rassicurazioni fornitemi questa mattina dal ministro Alfano sull'impegno
assunto a ottobre scorso in occasione della Festa del Pdl a Benevento, su quale
sarà la sede della futura Scuola di Magistratura, testimonia la grande
attenzione del Governo Berlusconi, e in particolare del ministro stesso, per il
Sud e, nello specifico, per il Sannio". Parole che suggeriscono e anticipano (per tempistica e contenuto) una nuova e più importante competizione rispetto alla scuola di Magistratura: le elezioni amministrative. E più si entrava nel vivo della tornata elettorale e
più si tiravano in ballo promesse a destra e a manca. 10 maggio 2011 (fonte Ntr24), il Ministro Alfano arriva a Catanzaro per sostenere la candidatura di Michele Traversa
e sulla scuola si esprime così “Come potete immaginare che a questa città
venga sottratta la scuola di magistratura?" Se sarà possibile farla allo
stato delle carte la faremo allo stato della carte e se sarà necessario un intervento legislativo
che, definitivamente, chiarisca il tutto, lo faremo e non sarà fatto in
contrasto con Benevento”. La stessa frase il Ministro Alfano la ripeterà il giorno
dopo proprio nella città di Benevento aggiungendo, oltre allo stato delle carte,
anche quello dell’arte (con tanto di video intervista) avventurandosi in una lettura post-moderna della famosa supercazzola prematurata con scapellamento a destra di mascettiana memoria (spero che il grande Ugo Tognazzi non si rivolti nella tomba per il paragone). Ma la neo-zingarata non provoca risate, bensì applausi a scena aperta e a città unificate, da Catanzaro e Benevento. Intanto le elezioni passano, i ministri si avvicendano e con l'avvento di Nitto Palma alla giustizia le cose si avviano verso una soluzione "definitiva", con l'annuncio di una imminente firma su un nuovo decreto che possa assegnare a Benevento quanto meno la sede amministrativa della Scuola di Magistratura. E' il Sannio Quotidiano (04 novembre 2011) questa volta, a riportare la notizia, concludendo il pezzo con questa frase "Del resto recuperare Benevento è un risultato politico perché le sentenze hanno comunque dato ragione a Catanzaro". Evidentemente, lo stesso Ministro Palma, eletto in Parlamento nel collegio calabrese, non godeva di buona memoria, dimenticando l'annuncio fatto solo qualche mese prima (03 agosto 2011) nella città di Catanzaro, inviando addirittura come suo tramite il direttore generale del Ministero di Giustizia per passare alla fase esecutiva della scuola di Magistratura. Nessun cenno viene effettuato nel comunicato (tratto da Newz.it) riguardo l'eventuale divisione di competenze con Benevento. Arriviamo finalmente ai giorni nostri e, visti gli esiti infelici sia per Catanzaro che per Benevento, nel capoluogo sannita è il momento della resa dei conti. Nitto Palma, tramite un'intervista al Sannio Quotidiano, se la prende con Cimitile e Pepe, rispettivamente presidente di provincia e sindaco di Benevento, entrambi di centrosinistra, rei di non aver voluto accettare "il compromesso storico". Un compromesso tra le due città (forse sarebbe meglio dire tra le rappresentanze politiche) confermato anche da Michele Traversa in persona, che sempre sul Sannio Quotidiano descrive la beffa oltre che il danno economico sia per l'una che per l'altra parte. Catanzaro, infatti, spese due milioni di euro per ristrutturare Palazzo Doria e renderlo adeguato ad accogliere i magistrati in formazione. Ovviamente, anche per l'ex sindaco del fare, ora solamente parlamentare, le colpe di tutto ciò erano da ricercare in Aniello Cimitile e Fausto Pepe, i quali, però, non rimasero a guardare e replicarono alle accuse sulle colonne della Gazzetta di Benevento, in un rimpallo di responsabilità e di scarica barile come solo Pd e Pdl riescono a fare. Un clima avvelenato e di stracci volanti che non sembra minimamente toccare la città di Catanzaro, dove l'attuale leader (si fa per dire) del centro-destra, Angelino Alfano, è tornato di recente per sostenere la candidatura di Sergio Abramo, omettendo ovviamente la questione della scuola di magistratura e preferendo il più nobile tema del bene comune. Applausi a scena aperta e appuntamento alle prossime elezioni politiche, quando tutti i segretari di partito scenderanno nuovamente in Calabria per garantire il loro vivo e vibrante interesse, giurando amore eterno nei confronti di un terra che (a seconda di chi sarà lo schieramento vincente) sarà pronta a voltare definitivamente pagina.Quasi quasi preferivo la supercazzola!
martedì 3 luglio 2012
Blublublu le mille auto blu
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Tutti le odiano, ma nessuno riesce a
sapere quante siano esattamente. Emblema per eccellenza della casta,
le auto blu sono sopravvissute finora all'ondata di indignazione
collettiva che, almeno a parole, pare abbia investito il Paese.
Sembra davvero che la nostra politica non riesca fare a meno delle
loro corazze a quattro ruote, pronte a spostare le loro nobili terga
da un parte all'altra dello stivale. Tuttavia, da quasi un anno ormai
è in vigore un decreto che si pone come obiettivo di conoscere,
regolamentare e ridurre le migliaia di auto blu sparse per l'Italia.
Anche a tale scopo nasce il sito http://www.censimentoautopa.gov.it/
, creato ad hoc per avere una visione chiara ed esaustiva sull'intero
parco macchine delle Pubbliche Amministrazioni che, obbligatoriamente
e ogni anno, devono fornire in via telematica l'elenco di tutte le
autovetture a qualunque titolo possedute (acquistate, noleggiate o in
leasing). Cosi, senza faticare più di tanto e con un semplice click
sul sito istituito dal Governo Italiano è possibile conoscere il
numero, la cilindrata, l'utilizzo e anche il marchio delle famose
auto blu che scorrazzano per le strade calabresi. La nostra Giunta
Regionale,ad esempio, ha al suo attivo la bellezza di 113
autovetture, 89 di proprietà e 24 a noleggio, di cui solo 20 sono a
disposizione di uffici e servizi. Ma a sorprendere non è tanto il
numero delle auto in dotazione, quanto piuttosto di quelle NON
utilizzate, ben 68, che la Regione tiene ferme ai box forse per le
loro condizioni non ottimali, sobbarcandosi presumibilmente il costo
del bollo e dell'assicurazione obbligatoria per ognuna di esse( a
meno che non siano auto d'epoca). La situazione migliora con le auto
appartenenti al Consiglio Regionale, “appena” cinque (quattro di
grossa cilindrata) tutte utilizzate e comprensive di autista.
Arriviamo al nostro ente intermedio, ossia la Provincia di Catanzaro
che con le sue 11 auto, per la maggior parte di grossa cilindrata, si
attesta come la penultima di una speciale classifica con le
consorelle che vede primeggiare la Provincia di Cosenza con 29 auto
(c'è da dire, però, che il territorio Bruzio è molto più esteso
rispetto al catanzarese), tallonata dalla Provincia di Reggio con 27
, dalla Provincia di Crotone con 20 e dalla Provincia di Vibo,
fanalino di coda, con 10 auto. La classifica viene sconvolta, invece,
se si guarda ai comuni capoluogo con Reggio capofila dall'alto delle
sue 51 auto, seguita dal Comune di Catanzaro con 48, Cosenza 22,
Vibo Valentia 21 e Crotone con appena 8 auto. C'è da chiarire,
tuttavia, che la definizione di auto blu (soprattutto nel suo
significato più o meno velato di privilegio o spreco) mal si addice
alle auto in dotazione dei comuni e delle province, per la stragrande
maggioranza di piccola e media cilindrata, e soprattutto a
disposizione dei vari uffici competenti piuttosto che a vantaggio
della politica. Tuttavia, è sempre bene avere una situazione
esaustiva del parco auto appartenenti alle P.A. per intervenire con
tagli e risparmi laddove sia possibile, evitando così quei costi
aggiuntivi, come la manutenzione, il rifornimento di carburante, i
pneumatici che ogni veicolo si porta inevitabilmente dietro. Magari
gli enti interessati stanno già percorrendo questa strada, visto che
i dati del censimento fanno riferimento al 2011 ( quelli del 2012
saranno pubblicati a breve), e nel frattempo avranno già dismesso
quantomeno le auto non utilizzate, ma portare a conoscenza questi
dati credo sia utile a far sì che questo avvenga più rapidamente e
nel miglior modo possibile. Infine vi lascio con una curiosità:
visionando il dato sul parco auto dell'Asp catanzarese (ben 121) ho
notato la presenza di una Aston Martin! Che sia il lascito di
gratitudine da parte di un qualche paziente facoltoso? Oppure la
prestigiosa casa automobilistica inglese,ora, si è messa a produrre
veicoli commerciali alla portata anche di una Azienda Sanitaria?
Errata Corrige: L'Aston Martin che tuttora compare nel sito http://www.censimentoautopa.gov.it/ tra le auto attribuite all'Asp di Catanzaro è frutto di un grossolano errore nei sistemi informatici istituzionali. Non si tratta, dunque, di una Aston Martin, bensì di una Panda Multijet 2011 Gasolio, utilizzata per servizio veterinario dall'Asp catanzarese. Un sentito ringraziamento va all'autore della pronta e immediata segnalazione. La trasparenza dimostra la sua utilità anche in questo caso, evitando alla fonte eventuali equivoci e/o lungaggini burocratiche per chiarire l'errore.
Errata Corrige: L'Aston Martin che tuttora compare nel sito http://www.censimentoautopa.gov.it/ tra le auto attribuite all'Asp di Catanzaro è frutto di un grossolano errore nei sistemi informatici istituzionali. Non si tratta, dunque, di una Aston Martin, bensì di una Panda Multijet 2011 Gasolio, utilizzata per servizio veterinario dall'Asp catanzarese. Un sentito ringraziamento va all'autore della pronta e immediata segnalazione. La trasparenza dimostra la sua utilità anche in questo caso, evitando alla fonte eventuali equivoci e/o lungaggini burocratiche per chiarire l'errore.
venerdì 22 giugno 2012
Catanzaro: trasparenza da bollino rosso
E venne finalmente il giorno del
primo consiglio comunale della terza era Abramo. Dopo “appena” quarantaquattro
giorni dallo spoglio che sancì la vittoria a bruciapelo del centrodestra, ecco
finalmente riunirsi i nostri eletti. Tra le notizie più interessanti della
seduta, oltre a quella fondamentale di una prevalenza in aula di cravatte blu,
c’è anche la proposta dell’intera opposizione di trasmettere in diretta
audio-video le riunioni del consiglio comunale per “dare corso ai principi di
imparzialità della pubblica amministrazione e di trasparenza”. Lasciando da
parte gli inutili paroloni che accompagnano la proposta, mi soffermo un attimo
sull’ultima parte in cui testualmente si afferma “le
riunioni del consiglio comunale possono essere oggetto di riprese audio/video, salvo espressa dichiarazione contraria della stessa assemblea”. Tanto
rumore per nulla, verrebbe da dire, dal momento che lo stesso consiglio, pur
approvando la proposta di diretta televisiva, potrebbe immediatamente ritirare
il suo consenso su specifiche sedute, magari quelle più scomode, con buona pace
della tanto invocata trasparenza. Addirittura, la stessa proposta è stata
oggetto di un’accesa discussione tra Pd e Dirittocrazia su chi avesse avuto la
paternità dell’idea, dimenticando che la stessa fu formulata da Grillo (quello
dell’antipolitica) tanti anni fa, ma evidentemente a Catanzaro le notizie
arrivano con qualche lustro di ritardo. In ogni caso, prescindendo da chi abbia
avuto la paternità dell’idea, ho già avuto modo di illustrare la mia
modestissima opinione sull’argomento, non essendo per niente convinto sulla
diretta televisiva come panacea di tutti i mali e preferendo una trasparenza
nei documenti piuttosto che nelle parole (verba volant scripta manent, non serve
conoscere il latino per apprezzare la saggezza di questo antico proverbio). Più
e più volte mi sono sgolato per invocare una maggiore trasparenza del sito
comunale, quello si vera e propria fonte di certezza, se solo venisse adeguato
alle normative vigenti in materie. Ma così evidentemente non è, se solo
qualcuno consultasse il sito istituzionale del ministero della funzionepubblica e la semplificazione, dove troviamo un’interessante sezione chiamata
bussola della trasparenza. Basta inserire l’indirizzo web o il nome del vostro
Comune e il sistema calcolerà immediatamente lo stato di trasparenza del sito
istituzionale rispetto alle linee guida del 2011. Inserisco l’url di Catanzaro
,ovviamente, e dall’ultimo monitoraggio effettuato ( 08/06/2012), emerge che
solo otto di quarantatre indicatori
soddisfano i principi e le norme sulla trasparenza amministrativa. E il sito
del ministero offre anche una dettagliata analisi su quali punti non siano
completamente soddisfatti indicandoli con una simpatica faccina rossa. Ma anche
l’unica faccina verde assegnata al Comune di Catanzaro non ha tanto da
sorridere, poiché attesta semplicemente la presenza della pubblicità legale
(cioè l’esistenza dell’Albo pretorio, non le sue modalità di redazione). Per il
resto è tutto un susseguirsi di smile rossi e gialli, proprio come i colori
della nostra bandiera: dagli incarichi retribuiti conferiti ai dipendenti
pubblici e soggetti privati, all’istituzione di albi telematici dei beneficiari
di provvedimenti di natura economica( ossia chi percepisce denaro pubblico);
dai tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e
forniture (che sarebbero molto utili alle aziende in difficoltà) ai dati
concernenti consorzi, enti e società di cui le pubbliche amministrazioni
facciano parte (le strutture delle
partecipate in parole povere). Anche per quanto riguarda i bandi di concorso,
di gara e addirittura i bilanci (già i bilanci) la nostra bussola di
trasparenza non va al di là del colore giallo. L’elenco è davvero lunghissimo,
e sono diversi i settori contraddistinti dalla parola “requisito non
rispettato”, ma vorrà dire che ai tanti indicatori in rosso segnalati dal sito
ufficiale del Ministero, noi catanzaresi contrapporremo le altrettanto numerose
cravatte blu dei consiglieri. Almeno per quelle la diretta televisiva sarà
utile.
domenica 10 giugno 2012
Catanza Road
giovedì 17 maggio 2012
Resistere, reagire, controllare.
Nella vana speranza che siano fugati tutti i dubbi
sui presunti brogli elettorali alle ultime amministrative catanzaresi e
nell’angosciante incertezza riguardo l’indagine a carico di un prossimo
consigliere comunale per il gravissimo reato di voto scambio, vediamo di capire
quali siano gli unici punti fermi rimasti all’ombra dei tre colli. Uno di
questi è il totale fallimento dell’intera classe dirigente cittadina, da
sinistra a destra passando per il centro, e chi non lo ammette, vuol dire che
non vive nella città di Catanzaro, non ne legge i suoi bilanci, non ne percorre
le sue strade dissestate, non ne respira l’odore nauseabondo dei suoi quartieri,
e, soprattutto, non ne osserva il volto dei suoi tanti giovani e vecchi rassegnati
ormai ad una vita di stenti in mancanza di uno straccio di lavoro. Un’altra
certezza è che il prossimo Consiglio Comunale (qualora fosse proclamato) sarà
composto da indagati, condannati in primo grado (per stessa ammissione del
sindaco Abramo nel corso di una diretta televisiva) e dagli ormai soliti e
immancabili trasformisti che cambiano partito e schieramento a seconda di come
soffia il vento. Pur rispettando il principio di non colpevolezza fino ad una
sentenza passata in giudicato che ne dimostri il contrario, e pur mantenendo
fede alla volontà degli elettori che, nonostante tutto, hanno deciso di
affidare ai propri consiglieri di fiducia la loro rappresentanza, mi sia
lasciato almeno il beneficio del dubbio riguardo alla bontà amministrativa del
futuro Consiglio, visti i precedenti delle alterne maggioranze e opposizioni
sin qui insediatesi a Palazzo De Nobili. E poiché il dubbio non assale soltanto
chi scrive ma i tanti catanzaresi che per diverse ragioni non sono andati a
votare o l’hanno fatto “turandosi il naso”, non resta che reagire mantenendo alto
il controllo sui nostri eletti. Un modo può essere certamente quello di
trasmettere in diretta web le sedute del consiglio comunale, ma in attesa di
una sua (improbabile) attuazione, sappiate che non è il solo strumento utile a
garantire quella trasparenza tanto invocata e mai perseguita dai partiti di
diverso colore. Un mezzo certamente efficace, già nelle nostre disponibilità, è
la consultazione giornaliera di quell’albo pretorio on-line che ogni comune
deve obbligatoriamente dotarsi. Solo spulciando tra i vari provvedimenti in
esso contenuto, ad esempio, possiamo scoprire quanto ha stanziato il nostro
comune durante i sette mesi della passata sindacatura nei confronti dei gruppi
consiliari. Centoseimila euro complessivi elargiti, mese dopo mese, nei confronti delle
varie liste di maggioranza e opposizione presenti in Consiglio, ad eccezione
del gruppo Autonomia e Diritti che stranamente non ne ha mai fatto richiesta. E
sempre dall’albo pretorio passa qualsiasi spesa relativa alla manutenzione di
una strada, all’acquisto di beni di consumo per gli uffici comunali, alla
concessione di contributi nei confronti di un’associazione per le diverse
attività. Sarà un caso, ma proprio gli atti che contengono questi impegni e
liquidazioni di spesa risultano, in più di un’occasione, davvero difficili da
consultare sul sito del Comune di Catanzaro, dove si omettono a volte gli
importi delle spese, a volte i beneficiari, o persino l’attività interessata.
Nessun problema per quanto riguarda le delibere di giunta e di consiglio che sono
pubblicate nella loro interezza e subito dopo essere state approvate. Le
difficoltà, invece, sorgono quando si vogliono conoscere le determine
dirigenziali, ossia i provvedimenti adottati dai dirigenti dei diversi settori
comunali per affrontare spese, acquisti e via discorrendo. Queste sono
pubblicate in rete in un unico file pdf e con estremo ritardo, mediamente il
mese successivo alla loro adozione. L’aggregazione di un numero cosi corposo di
determine (a volte superano le centinaia) frustra la pazienza di un semplice
cittadino che, pur non essendo avvezzo alla burocrazia locale, decida di
controllare se il proprio comune spenda bene i propri soldi. Ma l’albo pretorio
on-line del Comune di Catanzaro riesce a far peggio non pubblicando nella sua
interezza le singole determine e limitandosi a trascrivere il solo oggetto che
ne dovrebbe (ma non lo fa) anticipare il suo contenuto. Eppure,
sull’obbligatorietà di pubblicazione delle determine dirigenziali si è espressa
addirittura la Corte Costituzionale nel lontano 1979, preceduta dal Consiglio
di Stato nel 1977, seguite entrambe da
altre pronunce simili adottate negli anni successivi. E poiché dal 2011 è
imposto obbligatoriamente alle pubbliche amministrazioni di abbandonare l’albo
pretorio cartaceo e dotarsi esclusivamente di quello on-line, va da sé che le
attuali pubblicazioni delle determine del Comune di Catanzaro risultino
quantomeno oscure e incomplete, per non dire illegittime. Ma non è in punta di diritto che voglio ridurre
la questione, quanto piuttosto su di un principio di ragionevolezza che
accomuna tutti noi nel mentre effettuiamo un banale acquisto. All’atto di
decidere come spendere una qualsiasi cifra, infatti, abbiamo bisogno di
conoscere il costo prima ancora del beneficio e non si comprende perché non si
possa fare altrettanto con le spese affrontate dal comune in cui si vive che
usufruisce delle nostre tasse. E allora chiediamoci sempre quanto sarà costato
un convegno, uno spettacolo, una festa di quartiere, una pubblicità sui siti
d’informazione, una missione del nostro consigliere eletto, una riparazione di
una strada che il Comune ha così alacremente disposto per noi, pretendendone sin da ora la
pubblicazione integrale nel rispettivo albo pretorio. Chiediamoci chi sono i
soggetti beneficiari di quella somma e perché sono stati scelti proprio loro in
luogo di altri. Non deleghiamo nessuno a far ciò. Opponiamoci sin da ora allo
sfascio economico e finanziario della nostra città e controlliamo la
concessione di ogni minimo centesimo. Non aspettiamo che siano i partiti a
farlo per noi, perché in tal caso potrebbe essere già troppo tardi.
venerdì 11 maggio 2012
Comunque vada sarà insuccesso
Una sconfitta per tutti. Non riesco a trovare altri
termini per riassumere la squallida situazione pre e post-elettorale
delineatasi nella città di Catanzaro. E l’affermazione deriva non solo dalle
ombre di brogli elettorali, dall’indagine sulla compravendita di voti a carico
del candidato della lista civica “Per Catanzaro”,Francesco Leone, ma anche dalla
legittima e democratica elezione dei “nuovi” consiglieri che tra qualche giorno
siederanno a Palazzo De Nobili. Sulle prime sarà come sempre la magistratura ad
avere l’ultima parola, accertando se vi siano stati o meno condizionamenti,
errori nel calcolo delle schede vidimate, soldi da elargire ai propri elettori.
Sui secondi è stata la città, o almeno una sua parte, ad esprimere il suo
orientamento rieleggendo i propri candidati, evidentemente paghi per l’ottimo
lavoro in Comune sin qui svolto, o votando le new entry sulla scia di un nuovo
o antico rapporto di fiducia . Catanzaro ricorderà a lungo questi interminabili
giorni di spoglio non tanto per il dubbio sui voti di scambio, cui la città si
è rassegnata da tanto tempo, quanto piuttosto per aver appreso con certezza il
suo carattere decisivo nel determinare la vittoria elettorale. Centotrenta
voti, infatti, sono utilissimi per sancire l’elezione al primo turno di Sergio
Abramo, evitando così il ballottaggio, ma si rilevano assai esigui se
rapportati ai cinquecentosettantacinque ottenuti dal neo consigliere comunale
Francesco Leone sul quale pesa come un macigno, l’inchiesta sulla compravendita
di voti. Tuttavia, dall’altro lato non riesce a convincermi la pseudo-
battaglia per la legalità organizzata in fretta e furia dal Pd catanzarese nei
giorni del caos totale in cui si susseguivano rapidamente le notizie d’irregolarità
nei seggi elettorali. E non mi convince non solo perché il sit-in davanti la
Prefettura è stato sbandierato al grido di “Scalzo sindaco”, mortificando le
intenzioni di chi da semplice cittadino avrebbe voluto urlare il suo sdegno,
quanto piuttosto per la partecipazione allo stesso presidio da parte di un
esponente e consigliere provinciale del Pd condannato in primo grado per
truffa. E’ la solita e spocchiosa ipocrisia della sinistra che in virtù di una
superiorità morale smentita dai fatti si arroga il diritto di appropriarsi di
un concetto e di un valore come la legalità che non ammette figli o figliocci,
ma solo fedeli fautori. Una schizofrenia dimostrata anche nell’insinuare il
dubbio sui voti dei Rom espressi nel quartiere Santa Maria a favore di Sergio
Abramo, tacendo sul successo di Scalzo in un altro quartiere non certo felice
come Pistoia. Ma non era la sinistra a difendere i valori dell’eguaglianza,
senza alcuna discriminazione di sesso, razza o etnia, al contrario di una
destra razzista e xenofoba? E cosa dovremmo dire, allora, di una destra locale,
tanto devota al suo imperatore decaduto Silvio Berlusconi, il quale per anni ha
parlato di brogli da parte dei comunisti all’indomani di ogni sconfitta
elettorale, che richiama ora al senso di responsabilità delle coalizioni
perdenti? Per non parlare della sua chiusura di campagna elettorale incentrata
sulla figura di Francesco Rutelli, ex avversario del Cavaliere, e coinvolto
indirettamente nella nota faccenda del tesoriere della Margherita, Lusi. Gli interrogativi sono in realtà pura retorica
utili solo per far comprendere come non si possa ridurre e semplificare un
ragionamento dietro sterili e ormai superati schemi di partito. Ma se i partiti escono con le ossa rotte da
questa ennesima tornata elettorale, non può dirsi che la cosiddetta società
civile ne venga fuori bene. Tanti, infatti, saranno stati i voti di questa ad
arricchire i già ampi consensi dei vari consiglieri comunali che da qui a breve
s’insedieranno a palazzo. Uno di questi, ad esempio, è Carlo Nisticò, ex Pd,
presidente della commissione urbanistica nella giunta Olivo, passato nell’Udc
con lo stesso incarico durante la mini sindacatura Traversa, eletto nella Lista
“Scopelliti presidente” con ben ottocentotrentatre voti. Un ottimo risultato
per l’unico nome della politica svelato tra i tanti omissis coinvolti in
un’inchiesta condotta dalla procura su mafia e appalti e che riguarda
direttamente il Comune di Catanzaro. Sfonda ed è eletto come primo nella lista
di “Catanzaro con Abramo”, Tommaso Brutto, che si aggiudica seicentoottantotto
consensi, nonostante penda una sentenza di condanna in primo grado per truffa
al pari del già citato Bruno del Pd. Nessun avviso di garanzia o alcuna
indagine ha raggiunto,invece, il più votato tra i consiglieri comunali, Sinibaldo
Esposito che dall’alto dei suoi milletrecentosedici voti supera addirittura
l’assessore regionale al personale, Mimmo Tallini. Il paradosso è che mentre il
nostro presidente della Fondazione Campanella si appresta ad insediarsi al Comune,
i dipendenti della stessa fondazione protestano in piazza per i loro mancati
stipendi e per un futuro che si annuncia sempre più infausto. Ora, addossare
tutte le colpe di questa situazione nei confronti di Esposito è piuttosto
ingeneroso, visto le responsabilità diretta della Regione Calabria governata prima da
Agazio Loiero e ora da Giuseppe Scopelliti, ma ci sarà pure un demerito da
attribuire nei confronti del suo attuale Presidente? Così evidentemente non ha
pensato l’elettorato che si dimostra coerente nelle proprie intenzioni di voto
premiando, dall’altra parte, Manuel Laudadio, figlio del più noto Franco, ex
presidente dell’Ambiente e Servizi di Catanzaro con un passato di assessore
regionale ai trasporti. Una scientifica e metodica coerenza contraddittoria che
ha portato all’elezione di Francesco Passafaro (presidente del consiglio
comunale durante la giunta Olivo, passato con Traversa nelle scorse elezioni e
rientrato ora nei larghi ranghi del Pd), Roberto Guerriero, da sempre socialista, con
una piccola parentesi a favore dell’uomo del fare, ed Eugenio Riccio, ex esponente del movimento
Catanzaro nel Cuore, consigliere di maggioranza nelle alterne sindacature di
sinistra e destra. Di fronte, dunque, ad una Catanzaro che appare sempre più
come l’incarnazione di Babilonia, non posso dimenticare, proprio nel giorno
dell’anniversario della morte di Bob Marley, il suo messaggio di redenzione,
affinché siano spezzate definitivamente le catene che tengono ancora in
ostaggio le nostre menti. Solo così potremo impedire quel fallimento per la nostra città che sembra proprio dietro l'angolo!
lunedì 16 aprile 2012
Tu chiamale se vuoi…contraddizioni.
Se c’è una cosa che sembra
accomunare un po’ tutti gli schieramenti di questa ennesima tornata elettorale
catanzarese, questa è certamente la contraddizione. Una musa delle incoerenze e
dei controsensi che ispira ad ogni piè sospinto i diversi candidati al
consiglio comunale del capoluogo di regione. E come ogni buona divinità che si
rispetti, la nostra suggeritrice del non senso è restìa a mostrare il suo vero
volto ai più, celandosi dietro le infinite guerre di comunicati stampa che
hanno come unico scopo quello di sbiadire le sue forme contraddittorie. Ma musa
significa anche memoria ed è proprio a questa che bisogna ricorrere per capire
un po’ di più di queste elezioni 2012.
Prendiamo l’esempio di Luciano Celia,
presidente di Fratelli d’Italia - Movimento Indipendentista Meridionale che
alle scorse elezioni si era posto come l’anello di distruzione della
partitocrazia per dar voce alle necessità concrete dei cittadini senza
ideologie. E per far dare più peso alla sua candidatura a sindaco fece arrivare
nella città dei trecolli la senatrice Adriana Poli Bortone, appartenente al
gruppo di Coesione Nazionale, ossia il riflesso dei Responsabili alla Camera
che, al pari di Scilipoti & Co, diede la fiducia al Governo Berlusconi
prima di sprofondare nello spread. Per Celia andò male, anzi malissimo,
prendendo appena lo 0,39% dei voti, ma ciò non impedì al nostro di annunciare
l’ennesima candidatura a sindaco, non prima di aver cambiato il nome del suo
movimento in Sud Italia (SI), e subito dopo aver scritto tramite web una richiesta di aiuto al Movimento Cinque Stelle guidato da Beppe Grillo,
riconoscendone gli eguali valori e le medesime intenzioni di rinnovamento della
politica. Chissà cosa direbbe ora il comico genovese sulla decisione di Celia
di ritirare la sua candidatura a sindaco per confluire nello schieramento di
centrodestra. Belin!
Insieme a Celia, tra i partiti che appoggiano Sergio
Abramo troviamo Azione Popolare, un movimento che fa capo a Silvano Moffa di
cui abbiamo già parlato in questo blog. Di Moffa (anch’egli tra i Responsabili
per votare la fiducia al governo Berlusconi) sta circolando con insistenza una
sua proposta di legge sugli equi compensi ai giornalisti, ma nessuno vi ha
detto che lo stesso è anche primo firmatario della reintroduzione delle
immunità parlamentari. Ma lasciamo Moffa al suo lavoro da deputato e
concentriamoci invece sui suoi collaboratori calabresi, come Giuseppe Mazzullo,
di Azione Popolare, che sullo stesso sito del movimento grida il suo basta alla
politica delle annunciazioni “intrapresa
anche dal candidato sindaco del centrodestra Sergio Abramo che mistifica la
realtà visto che opere come il Politeama e l’area Magna Grecia e anche lo
sblocco della funicolare si devono alla Giunta Gualtieri”. Pochi giorni dopo,
ed ecco l’intero entourage di AP confluire nello schieramento di quell’Abramo
mistificatore (Mazzullo docet) compresi anche quegli esponenti che nel corso
della prima conferenza stampa paragonarono Michele Traversa al comandante
Schettino, colpevole di abbandonare la nave che affonda.
Ma se Atene piange,
Sparta di certo non ride, e sul fronte opposto troviamo Scalzo impegnato nella
precedente campagna elettorale a denunciare il trasformismo di tanti esponenti
del centrosinistra che dopo il classico salto della quaglia si presentavano
alle urne a fianco di Michele Traversa. A distanza di appena sette mesi, ecco
il giovane esponente del Pd benedire il ritorno alla casa madre di candidati
consiglieri come Benedetto Cassala e Francesco Passafaro, ed accogliere a
braccia aperte la lista di Vincenzo Ciconte, per mesi impegnato a costruire una
coalizione di centro alternativa a Scalzo, salvo poi ripensarci e rientrare nei
ranghi del centro trattino sinistra. Non c’è da meravigliarsi, soprattutto
quando si è a conoscenza dei compositori delle liste per Scalzo, ovvero Pino
Soriero e Rosario Olivo, il primo avvezzo a queste pratiche di cambio casacca,
il secondo non proprio l’emblema di quel cambiamento tanto invocato dallo
stesso Salvatore Scalzo.
E veniamo, invece, alla contraddizione più fresca in
termini cronologici. E’ di poche ore fa, infatti, l’intervento di Sergio Abramo
con il quale annuncia il suo stop alla concessione della residenza catanzarese
a nuovi rom. La dichiarazione mi suggerisce qualche ricordo, e spulciando tra i
vecchi numeri del Corriere della Calabria (n. 10 del 25 agosto 2011), l’ottimo
corrispondente Gaetano Mazzuca riporta la notizia di una delibera comunale del
1999 con la quale la giunta catanzarese guidata da Sergio Abramo concedeva
temporaneamente un’area di 600 metri quadri nel quartiere Aranceto per
l’installazione di un prefabbricato da adibire ad abitazione per una famiglia
nomade, con tanto di condotta idrica e fognante a spese del Comune. Quel rom,
aggiungeva Mazzuca, non era uno qualunque ma tale Toro Seduto, capo carismatico
del nascente clan degli zingari.
Infine, un’ultima contraddizione si potrebbe
perfezionare sempre in riferimento al candidato di centrodestra Sergio Abramo,
attuale presidente della Sorical, la società che gestisce l’approvvigionamento
e la fornitura del servizio idrico in Calabria e dei cui servizi si avvale
anche il comune di Catanzaro. Qui non si parla proprio di contraddizione ma d’incompatibilità,
e a stabilirlo non sono certo io ma una sentenza della Corte di Cassazione, ISezione, 4 dicembre 2003, n. 18513. La Suprema Corte, infatti, ha sancito nella
pronuncia che "ricorre la causa d’incompatibilità per il consigliere comunale
che ricopre la carica di consigliere di amministrazione di un’azienda
consortile intercomunale, costituita in s.p.a., per la gestione del servizio di
approvvigionamento idrico". "È palese
il conflitto- aggiunge la Corte- d’interessi
che si ha nel concorrere a formare la volontà dell'ente locale e quella della
società, incidendo sulla formazione del volere di entrambe le parti nella
conclusione d'una stessa convenzione, e logicamente il legislatore ha
individuato nella specie un caso d'incompatibilità". C’è da rilevare,
tuttavia, che la Sorical non è una società intercomunale, ma una spa a capitale
misto pubblico-privato a carattere regionale e che l’incompatibilità della
sentenza parla di consiglieri e non di sindaci o presidenti delle stesse
società. In più c’è da aggiungere che la stessa Cassazione potrebbe aver avuto
nel corso del tempo un mutamento di giurisprudenza sul punto, ossia un
cambiamento di opinione sulla valutazione dell’incompatibilità. Ma in attesa di
avere ulteriori elementi, chi ci assicura che non si ripeta ancora un caso
analogo a quello di Michele Traversa? Non sarebbe meglio fugare tutte le
incertezze e dimettersi dalla carica di presidente Sorical, visto anche il
ruolo impegnativo di ipotetico nuovo sindaco di Catanzaro?
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